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Il progetto dell’antro del silenzio nasce dalla volontà di realizzare uno spazio che rispondesse alla necessità delle persone di riappropriarsi della pace interiore. Si è voluto pensare un luogo dove non importa il colore della propria pelle o il simbolo al quale si rivolge la propria preghiera, ma in cui l’elemento più importante è l’atmosfera.
Quest’ultima è stata pertanto il cardine della progettazione, modellando uno spazio che, pur rimanendo scevro da qualsiasi simbolo, raccogliesse contaminazioni costruttive da tutte le religioni in modo tale da offrire a ogni persona un luogo nel quale riconoscersi e trovare l’armonia con l’esterno all’interno del proprio spirito.
L’ingresso con le fontane (1) , simbolo di acqua e vita, assolve alla funzione di cuscinetto per i rumori esterni, ma ricorda anche la sala delle abluzioni delle moschee.
Le colonne in vetro (2) schermano le persone già raccolte in preghiera e contemporaneamente tripartiscono lo spazio nelle navate tipiche
della cristianità.
La circolarità della zona terminale (3) è un ampio luogo di raccoglimento che concilia l’incontro tra l’uomo e Dio nella congiunzione tra il quadrato e il cerchio, simbolo della divinità appunto, congiunzione che avviene proprio in corrispondenza della seduta.
La scelta dei materiali, la pietra lavica e la polvere di marmo, contribuisce a generare uno spazio dalla forte connotazione geometrica, pur sempre bilanciata come nel Taijitu taoista, dove s’intrecciano in perfetto equilibrio Yin e Yang.

Il tutto poi è rigorosamente controllato da un intervento di bioclimatica che trova la sua ragion d’essere nella parete terminale (4) , dove è realizzato un muro di Trombe-Michel per il controllo climatico che, abbinato alle mashrabiyya nelle finestre, contribuisce a produrre un ambiente armonioso che rinfranca lo spirito e dona pace a chiunque ne fruisca.

L’antro del silenzio